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L’accesso al servizio pubblico: un diritto costituzionale?

foto De Rossa

Ruolo e sfide nella società moderna

Negli ultimi decenni l’ideologia dell’apertura dei mercati e della deregolamentazione dell'economia, cui è legata la privatizzazione dei tradizionali monopoli statali, ha sistematicamente considerato il servizio pubblico un istituto inefficiente ed obsoleto.

L’applicazione sempre più incisiva delle normative antitrust anche ai settori economici caratterizzati dalla presenza di servizi pubblici ha provocato un rovesciamento radicale della prospettiva originaria, tendendo ad affidare al libero gioco della concorrenza anche il soddisfacimento dei bisogni primari dell’uomo, mentre tale ruolo era originariamente riservato all’attività economica statale. Tale evoluzione, che ha determinato una vera e propria denaturazione della matrice storica del servizio pubblico e della sua funzione di garante della coesione sociale, territoriale ed economica, è inconciliabile con una lettura della Costituzione come insieme omogeneo di norme, che vieta di svincolare il mercato dalla finalità primaria dell’ordinamento giuridico, ovvero la garanzia dei diritti fondamentali dell’uomo.

L’accesso e la disponibilità dei beni primari, di cui l’uomo si serve per essere in grado di assumere le proprie responsabilità sociali, sono infatti essi stessi dei diritti fondamentali. È il caso - ad esempio - dell’accesso ad internet, la cui negazione, nella società moderna, è suscettibile di ledere la libertà di informazione e di espressione, i diritti democratici e la libertà economica; significativa in tal senso è la recente estensione delle prestazioni contemplate nel servizio universale delle telecomunicazioni anche alla connessione ad internet a banda larga, che è stata dettata dalla preoccupazione di far fronte ai sintomi dell’esistenza di un divario digitale oggi chiaramente percettibile.

Al fine di restituire al servizio pubblico la propria identità, occorre inserire nella Costituzione una specifica norma che ne recepisca i principi e obiettivi trasformandoli in obblighi per le imprese ed in corrispondenti pretese giuridiche effettive e direttamente invocabili dal cittadino. L’adozione di una simile norma né rappresenta una questione di opportunità politica, né deriva dalla scelta di accordare preminenza ad una specifica teoria economica: costituisce un’esigenza giuridica, che nasce dalla constatazione dei limiti dell’ordinamento giuridico attuale.
 Essa è anche preposta a fungere da limite materiale invalicabile alla forza espansiva delle “leggi” di mercato: il servizio pubblico ritorna ad essere lo strumento con il quale il mercato è informato in funzione dei diritti e valori costituzionali, non consentendo invece che avvenga il contrario; rappresenta così la “bussola del mercato” costantemente rivolta al rispetto ed alla garanzia del godimento effettivo dei diritti umani e, in ultima analisi, della dignità umana e dei diritti di cittadinanza.

Prof. Dr. Federica De Rossa Gisimundo, Istituto di Diritto dell’USI

La ricerca di Federica De Rossa Gisimundo, pubblicata nel volume “Il servizio pubblico, strumento di effettività dei diritti fondamentali del cittadino” (Schulthess, 2009), ha ottenuto il Premio Vigener 2010 dell’Università di Friborgo per le tesi di particolare eccellenza.